{"id":771,"date":"2025-12-23T17:54:06","date_gmt":"2025-12-23T16:54:06","guid":{"rendered":"https:\/\/oreste.parlatano.org\/wp\/?p=771"},"modified":"2025-12-23T17:54:07","modified_gmt":"2025-12-23T16:54:07","slug":"ontologia-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oreste.parlatano.org\/wp\/?p=771","title":{"rendered":"Ontologia del lavoro"},"content":{"rendered":"<h1 id='ontologia-del-lavoro-e-centralit\u00e0-della-persona-lemancipazione-comunista-come-antitesi-alla-regressione-schiavistica-della-modernit\u00e0-capitalista'>Ontologia del lavoro e centralit\u00e0 della persona: l&#39;emancipazione comunista come antitesi alla regressione schiavistica della modernit\u00e0 capitalista<\/h1>\n<p>L\u2019evoluzione del pensiero politico e filosofico occidentale ha eletto la &quot;persona&quot; quale cardine irrinunciabile e misura di ogni ordinamento sociale. Tale centralit\u00e0 non rappresenta unicamente un lascito delle tradizioni umanistiche e cristiane, ma costituisce il nucleo vibrante della cultura italiana ed europea, in cui l\u2019individuo \u00e8 inteso come elemento fondante del tutto.<\/p>\n<p>Tuttavia, nell&#39;alveo di questa tradizione, emerge una distinzione fondamentale che caratterizza il contributo originale del comunismo italiano: la capacit\u00e0 di rendere centrale la collettivit\u00e0 senza obliare la dimensione personale, ma anzi realizzandola attraverso di essa. In questo paradigma, la societ\u00e0 non si configura come un aggregato atomistico di individui isolati, n\u00e9 come una massa informe che annulla il singolo, bens\u00ec come un organismo che si sviluppa e respira attraverso l&#39;interazione costante delle persone.<\/p>\n<p>Tale interazione trova la sua espressione suprema e la sua sintesi nel lavoro. Per il modello comunista, il lavoro trascende la mera dimensione dell&#39;atto finalizzato alla produzione; esso si configura come un valore politico e culturale totalizzante. \u00c8 politico perch\u00e9 funge da fucina delle idee e della coscienza di classe; \u00e8 culturale perch\u00e9 rappresenta il processo attraverso il quale l&#39;essere umano costruisce e definisce se stesso. In questa prospettiva, il lavoro chiude il cerchio dell&#39;esistenza sociale, armonizzando la collettivit\u00e0 e preservando l&#39;integrit\u00e0 dell&#39;individuo attraverso la coordinazione armoniosa tra corpo e mente.<\/p>\n<hr \/>\n<h2 id='la-radice-delluomo-e-la-centralit\u00e0-della-persona-tra-marxismo-e-personalismo'>La radice dell&#39;uomo e la centralit\u00e0 della persona: tra Marxismo e Personalismo<\/h2>\n<p>La riflessione sulla centralit\u00e0 della persona richiede un&#39;analisi del confronto tra l&#39;umanesimo socialista e le altre correnti del pensiero occidentale. Una delle obiezioni pi\u00f9 frequenti mosse al socialismo di Marx \u00e8 l&#39;accusa di ridurre l&#39;uomo e la societ\u00e0 a fattori puramente materiali, degradando i valori spirituali a semplici epifenomeni. Tuttavia, un esame approfondito rivela che la radice dell&#39;uomo, per Marx, \u00e8 l&#39;uomo stesso. La prassi umana non \u00e8 un&#39;astrazione, ma l&#39;origine della creazione dell&#39;uomo quale essere consapevole. L&#39;uomo si distingue dalle altre creature viventi proprio per la natura del suo lavoro, che differisce da quello animale per l&#39;intenzionalit\u00e0 e la capacit\u00e0 di assoggettare le forze naturali nell&#39;interesse dell&#39;umanit\u00e0. Mentre l&#39;animale riproduce solo entro i limiti della propria specie, l&#39;uomo \u00e8 in grado di riprodurre l&#39;insieme della natura, umanizzandola attraverso l&#39;intelletto e la prassi.<\/p>\n<p>Il personalismo occidentale, d&#39;altro canto, ha spesso cercato di definire l&#39;essenza dell&#39;uomo attraverso categorie spirituali o trascendenti. Denis de Rougemont identificava nella confusione tra &quot;individuo&quot; e &quot;persona&quot; la causa della crisi dell&#39;Occidente. Per Rougemont, l&#39;individuo \u00e8 un&#39;entit\u00e0 astratta, egoista e priva di legami concreti, mentre la persona \u00e8 l&#39;essere reale, esistente nella decisione e nella responsabilit\u00e0. Questa distinzione \u00e8 cruciale: se l&#39;individuo \u00e8 il luogo della deresponsabilizzazione che fugge verso la massa, la persona \u00e8 il luogo della vocazione creativa. Il personalismo cristiano, incarnato dal magistero di Giovanni Paolo II, aggiunge a questa visione la dimensione della trascendenza: l&#39;uomo \u00e8 soggetto del lavoro proprio perch\u00e9 \u00e8 una persona, un soggetto consapevole e libero che realizza la propria vocazione umana attraverso l&#39;attivit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<p>Il punto di incontro, ma anche di divergenza, tra queste visioni risiede nella concezione dell&#39;alienazione. Per Marx, l&#39;alienazione nasce quando il lavoro, da attivit\u00e0 di auto-creazione, viene ridotto a merce sotto le condizioni della propriet\u00e0 privata capitalistica. In questo stato, il prodotto del lavoro si contrappone al produttore come un essere estraneo, e l&#39;uomo si estranea dalla sua stessa essenza umana. La dottrina sociale della Chiesa concorda sul fatto che il lavoro non possa essere considerato una semplice merce, ma insiste sul primato dell&#39;uomo sul lavoro, sostenendo che l&#39;uomo non viva di solo lavoro e che la sua finalit\u00e0 ecceda la dimensione produttiva.<\/p>\n<h2 id='la-civilt\u00e0-del-lavoro-nel-pensiero-comunista-italiano-gramsci-e-togliatti'>La &quot;Civilt\u00e0 del Lavoro&quot; nel pensiero comunista italiano: Gramsci e Togliatti<\/h2>\n<p>L&#39;originalit\u00e0 del comunismo italiano risiede nella sua profonda compenetrazione con la realt\u00e0 nazionale e nella teorizzazione della &quot;civilt\u00e0 del lavoro&quot;. Antonio Gramsci vedeva nei Consigli di operai e contadini non solo strumenti di lotta, ma i punti di partenza di una realizzazione comunista che superasse la distinzione tra ruolo sociale e ruolo politico. Per Gramsci, il lavoro aderisce al processo di produzione in modo tale da generare una nuova cultura: non esiste lavoro fisico, anche il pi\u00f9 meccanico, che sia privo di un minimo di attivit\u00e0 intellettuale creatrice. Questa osservazione demolisce l&#39;idea taylorista del lavoratore come &quot;gorilla ammestrato&quot;, riaffermando che nessun essere umano pu\u00f2 essere privato della propria capacit\u00e0 di pensiero e innovazione.<\/p>\n<p>Palmiro Togliatti, nel secondo dopoguerra, consolid\u00f2 questa visione trasformando il Partito Comunista Italiano in un &quot;partito nuovo&quot; capace di dialogare con le masse e con gli intellettuali. La politica culturale di Togliatti non era mera propaganda, ma mirava a ricostruire &quot;gli animi e la societ\u00e0&quot; attraverso il lavoro culturale. Il lavoro, in questo contesto, diventava la prima sorgente del diritto e il fondamento della societ\u00e0 democratica italiana. La stessa Costituzione della Repubblica Italiana, nell&#39;affermare all&#39;Articolo 1 che &quot;l&#39;Italia \u00e8 una Repubblica democratica fondata sul lavoro&quot;, recepisce questa spinta ideale, rendendo il lavoro il nesso tra l&#39;individuo e lo Stato.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 dunque il valore che preserva l&#39;individuo dall&#39;atomismo egoistico dell&#39;individualismo liberale e dalla massificazione cieca. Attraverso il coordinamento corpo-mente, il lavoro umano si eleva a atto politico: la costruzione di un&#39;idea di societ\u00e0 che nasce dalla cooperazione concreta nei luoghi della produzione. Questa visione \u00e8 esclusiva delle forze comuniste; altre formazioni politiche, pur parlando di &quot;diritto al lavoro&quot;, spesso lo riducono a una concessione del mercato o a un obbligo di sussistenza, ignorando la sua carica emancipativa e ontologica.<\/p>\n<h2 id='il-capitalismo-contemporaneo-e-la-regressione-schiavistica'>Il Capitalismo contemporaneo e la regressione schiavistica<\/h2>\n<p>Il panorama odierno del lavoro umano mostra segni inquietanti di regressione. Sotto la gestione delle forze politiche non comuniste, asservite alle logiche del capitale, il lavoro tende a richiamare forme di schiavit\u00f9 che si credevano superate dalla storia. La globalizzazione e la localizzazione dei capitali in aree prive di protezioni legali e sindacali hanno creato un terreno di coltura per le nuove schiavit\u00f9. Non si tratta solo di sfruttamento economico, ma di un controllo assoluto e coercitivo sulla mano d&#39;opera, dove la riduzione dell&#39;essere umano a oggetto di diritti altrui riemerge in forme post-moderne.<\/p>\n<p>Marx, nei <em>Grundrisse<\/em>, descriveva il lavoro sotto il capitale come &quot;povert\u00e0 assoluta&quot;, in quanto separazione della classe sociale da ogni possibile rapporto di propriet\u00e0 con il mondo-ambiente. Oggi, questa separazione \u00e8 esasperata dalla digitalizzazione e dalla smaterializzazione del lavoro, che riducono la forza-lavoro a pura esistenza soggettiva priva di controllo sui propri strumenti e sul proprio tempo. Il capitalismo contemporaneo opera una &quot;retrocessione del genere umano&quot; riportandolo a condizioni di dipendenza strutturale: si pensi al lavoratore migrante la cui legalit\u00e0 di soggiorno \u00e8 condizionata al contratto di lavoro, o alla parcellizzazione estrema del lavoro fordista-taylorista che annulla la soggettivit\u00e0 del lavoratore.<\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 delle forze politiche che &quot;scodinzolano&quot; dietro al capitale \u00e8 immensa. Esse hanno permesso la cancellazione dei diritti, l&#39;eliminazione delle norme di sicurezza e l&#39;intensificazione dei ritmi lavorativi, rendendo invisibile lo sfruttamento attraverso la normale applicazione delle leggi di mercato. In questo contesto, il lavoro perde la sua coordinazione corpo-mente per diventare mera procedura automatizzata, portando alla perdita di ogni carattere individualizzato e personalizzato dell&#39;agire.<\/p>\n<p>L&#39;idea comunista come &quot;pericolo&quot; e la repressione in Europa<\/p>\n<p>Per le elite che gestiscono il capitale, l&#39;idea comunista \u00e8 oggi pi\u00f9 pericolosa che mai. Essa rappresenta l&#39;unica vera antitesi al modello di societ\u00e0 securitaria e mercificata che si sta imponendo. La pericolosit\u00e0 risiede nella sua capacit\u00e0 di svelare la verit\u00e0 del declino umano e di proporre l&#39;emancipazione dei popoli come obiettivo politico concreto. Questa consapevolezza spiega il tentativo sistematico, a livello europeo, di rendere illegali le formazioni comuniste e di equipararle ideologicamente ai regimi totalitari del passato.<\/p>\n<p>La Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 settembre 2019 ha segnato un punto di svolta, mettendo sullo stesso piano nazismo e stalinismo, e criticando la permanenza negli spazi pubblici di monumenti ed emblemi che esaltano regimi totalitari. Tuttavia, questa risoluzione \u00e8 stata aspramente criticata per la sua approssimazione storica e per il tentativo di operare una limitazione radicale della manifestazione del pensiero politico. In Italia, molti giuristi hanno sottolineato che una messa al bando dei partiti comunisti sarebbe radicalmente incostituzionale, poich\u00e9 la Costituzione italiana nasce proprio da un patto tra forze antifasciste che includeva i comunisti come elementi fondanti.<\/p>\n<p>La repressione non si ferma al piano simbolico. Nel 2024 e 2025, si sono registrati nuovi tentativi di limitare la libert\u00e0 d&#39;azione delle organizzazioni comuniste in diversi Paesi europei. In Slovenia, una risoluzione del luglio 2025 ha sollecitato la condanna di tutti i regimi totalitari e dei loro simboli, alimentando una narrazione revisionista che mira a cancellare il contributo dei movimenti di liberazione alla costruzione della democrazia europea. La Sinistra Europea ha denunciato questo &quot;revisionismo pericoloso&quot;, sostenendo che esso privi le nuove generazioni di una comprensione veritiera della storia e rafforzi il controllo ideologico delle elite capitaliste.<\/p>\n<p>La manipolazione della realt\u00e0 e la fabbrica della paura<\/p>\n<p>Le classi dominanti hanno messo in atto un&#39;azione ideologica senza precedenti, utilizzando una &quot;fabbrica della paura&quot; per passivizzare i corpi e colonizzare l&#39;immaginario. La frammentazione del movimento operaio e la drastica riduzione degli spazi democratici servono a impedire che le persone &quot;desiderino pensare&quot; e vedano la verit\u00e0 dello sfruttamento contemporaneo. La repressione non \u00e8 solo dura (leggi di divieto), ma anche insidiosa: censura sui social media, gogna mediatica contro le opinioni controcorrente e criminalizzazione del conflitto sociale.<\/p>\n<p>Questa tendenza allo stato di sorveglianza e la riduzione della democrazia a finzione sono aspetti intrecciati di una strategia volta a marginalizzare chiunque sfidi l&#39;ordine capitalista. L&#39;astensionismo crescente nelle classi popolari non \u00e8 un segno di disinteresse, ma una forma di reazione di strati sociali che non si sentono pi\u00f9 rappresentati da forze politiche che hanno rinunciato a difendere il lavoro come valore di emancipazione. In questo scenario, l&#39;idea comunista riacquista la sua centralit\u00e0 proprio perch\u00e9 propone una &quot;coalizione popolare&quot; contro la deriva distruttiva del capitalismo e la barbarie della guerra.<\/p>\n<p>Il valore dell&#39;interazione umana e il futuro dell&#39;emancipazione<\/p>\n<p>Il modello comunista sostiene che la societ\u00e0 si sviluppi attraverso l&#39;interazione delle persone, e che tale interazione debba essere mediata da un lavoro dignitoso e creativo. Solo attraverso il superamento del lavoro determinato da necessit\u00e0 eteronome, l&#39;uomo pu\u00f2 raggiungere la vera libert\u00e0 comunista. Questa libert\u00e0 non \u00e8 l&#39;uscita dalla produzione, ma il controllo consapevole del processo produttivo per fini sociali ed ecologici.<\/p>\n<p>La IV Rivoluzione Industriale offre oggi possibilit\u00e0 inedite di valorizzare la soggettivit\u00e0 del lavoratore, ma rischia di tradursi in nuove forme di alienazione se gestita unicamente secondo logiche economiciste. La sfida politica del presente \u00e8 quella di democratizzare il lavoro e di riorientarlo in vista di fini umani, invertendo le tendenze di crisi delle nostre democrazie. Le persone che ancora credono nel valore della persona e della collettivit\u00e0 non possono che guardare all&#39;idea comunista come a una risorsa vitale per la rinascita di una prospettiva umana concreta nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Analisi delle Risoluzioni Europee e Impatto sulla Legalit\u00e0 (2019-2025)<\/p>\n<p>La tensione tra la memoria storica e la legalit\u00e0 dei partiti politici \u00e8 sintetizzata nella tabella seguente, che illustra il percorso di criminalizzazione delle ideologie di sinistra radicale nell&#39;Unione Europea.<\/p>\n<table>\n<thead>\n<tr>\n<th>Atto \/ Evento<\/th>\n<th>Anno<\/th>\n<th>Contenuto e Implicazioni<\/th>\n<th>Reazione e Criticit\u00e0<\/th>\n<\/tr>\n<\/thead>\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Risoluzione Memoria Europea<\/strong><\/td>\n<td>2019<\/td>\n<td>Equiparazione nazismo-comunismo; spinta al bando dei simboli <\/td>\n<td>Accuse di revisionismo e incostituzionalit\u00e0 in Italia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Messa al bando partiti in Ucraina<\/strong><\/td>\n<td>2024<\/td>\n<td>Sospensione di 12 partiti di opposizione, incluso quello comunista<\/td>\n<td>Proteste di Amnesty International e critiche alla democrazia occidentale<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Risoluzione Slovenia<\/strong><\/td>\n<td>2025<\/td>\n<td>Condanna crimini post-bellici; appello contro i simboli comunisti<\/td>\n<td>Voto diviso (357 a 266); denuncia di uso politico della storia<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Ritiro trattati Paesi Baltici<\/strong><\/td>\n<td>2025<\/td>\n<td>Risposta alla minaccia russa con divieto di ideologie associate all&#39;URSS<\/td>\n<td>Criminalizzazione del totalitarismo che colpisce i diritti dei lavoratori<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Proposta di legge Cirielli (Italia)<\/strong><\/td>\n<td>2025<\/td>\n<td>Modifica XII Disposizione per vietare partiti comunisti<\/td>\n<td>Contrasto con gli Articoli 21 e 49 della Costituzione<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id='il-lavoro-come-baluardo-della-dignit\u00e0-umana'>Il lavoro come baluardo della dignit\u00e0 umana<\/h2>\n<p>La centralit\u00e0 della persona nella cultura occidentale non pu\u00f2 essere preservata se non attraverso la difesa del valore politico e culturale del lavoro umano. Le forze politiche comuniste rimangono le uniche a proteggere l&#39;idea del lavoro come coordinazione armoniosa tra corpo e mente, rifiutando la sua trasformazione in una nuova forma di schiavit\u00f9 sotto il giogo del capitale. Il tentativo europeo di rendere illegale questa idea non \u00e8 che la prova della sua forza e della persistente paura che le elite nutrono nei confronti dell&#39;emancipazione dei popoli.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 che le persone desiderano vedere \u00e8 che il capitalismo ha fallito nel garantire la dignit\u00e0 umana, portando a una retrocessione sociale e morale. L&#39;armonia della collettivit\u00e0 e la preservazione dell&#39;individuo dipendono oggi dalla capacit\u00e0 di riappropriarsi del lavoro come atto creativo e di resistenza contro la manipolazione delle coscienze. L&#39;idea comunista, lungi dall&#39;essere anacronistica, si pone come la forma necessaria per rispondere ai problemi dell&#39;umanit\u00e0 e per costruire una societ\u00e0 inclusiva, libera ed eguale, dove il lavoro sia per l&#39;uomo e non l&#39;uomo per il lavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ontologia del lavoro e centralit\u00e0 della persona: l&#39;emancipazione comunista come antitesi alla regressione schiavistica della modernit\u00e0 capitalista L\u2019evoluzione del pensiero politico e filosofico occidentale ha eletto la &quot;persona&quot; quale cardine irrinunciabile e misura di ogni ordinamento sociale. 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