Analisi Marxista-Leninista del documento strategico USA

Il documento in esame è la manifestazione della crisi profonda del capitalismo statunitense nella sua fase imperialista avanzata. Questo testo rappresenta il tentativo disperato della borghesia nazionale americana di riorganizzare il capitale monopolistico per arrestare il declino della propria egemonia globale di fronte all'ascesa della potenza concorrente ed alle contraddizioni interne del sistema.

Il documento apre con una critica alle élite precedenti per aver scommesso sul "globalismo" e sul "libero commercio". L'ammissione esplicita che la fase della globalizzazione neoliberista post-guerra fredda ha cessato di servire efficacemente gli interessi del capitale industriale americano. La strategia proposta segna un ritorno al Mercantilismo e al Protezionismo aggressivo. Afferma demagogicamente di proteggere i lavoratori, bensì protegge il profitto del capitale nazionale attraverso l'uso della forza, dazi, sanzioni, re-industrializzazione forzata a spese degli alleati.

Lenin definì l'imperialismo come la fase suprema del capitalismo, caratterizzata dall'esportazione di capitali e dalla ripartizione del mondo tra grandi potenze. Questo documento ne è la conferma lampante. Il testo afferma esplicitamente che ogni funzionario governativo deve aiutare le aziende americane a competere. Si tratta della definizione da manuale di Capitalismo Monopolistico di Stato. L'apparato statale viene mobilitato direttamente per garantire contratti, mercati e profitti alle grandi corporazioni USA.

La sezione sull'Emisfero Occidentale e la riaffermazione della Dottrina Monroe, in particolare il corollario Trump, è puro imperialismo predatorio. L'America Latina viene ridotta a mero serbatoio di risorse naturali e manodopera a basso costo. Anche qui si fa uso della demagogia quando viene menzionata la protezione dei lavoratori locali. In realtà si vuole impedire l'accesso alla Cina. La sovranità di queste nazioni è tollerata solo se subordinata agli interessi di Washington.

Il documento identifica la Cina come il principale antagonista. Tale tardiva identificazione fa sì che i propositi di aggressività predatoria possano essere interpretati come colpo di coda, gesto disperato di un animale ferito e morente. Per questo, estremamente pericoloso nei suoi ultimi attimi di vita.

La retorica sui diritti o sulla democrazia scompare quasi del tutto per lasciare spazio alla nuda verità economica, la Cina minaccia il primato economico USA. La strategia proposta è quella di una guerra commerciale e tecnologica totale per impedire lo sviluppo delle forze produttive cinesi.

L'Europa viene trattata non come un alleato paritario, ma come un vassallo da disciplinare. La richiesta di aumentare la spesa militare serve allo scopo di drenare il plusvalore europeo per alimentare il complesso militare-industriale americano comprando armi USA.

Le sezioni su Africa e America Latina rivelano la natura predatoria della strategia. Si scrive esplicitamente di accesso a minerali critici e terre rare. L'approccio non è lo sviluppo mutuo, ma l'assicurazione che le catene di approvvigionamento per l'industria tecnologica e militare USA siano sicure. L'uso del termine investimento al posto di aiuti maschera l'intento di penetrazione del capitale finanziario americano in questi mercati per estrarre profitti straordinari e vincolare le economie locali al dollaro, perpetuando il sottosviluppo.

Il documento utilizza la tipica retorica della destra trumpiana, la quale imita le parole d'ordine della sinistra socialista e le trasforma in una lotta all'interesse personale. Slogan "pro-american worker" non fanno altro che scimmiottare la lotta di classe.

Con la promessa della re-industrializzazione, la borghesia cerca di cooptare un segmento della classe lavoratrice americana, offrendo loro una prospettiva di sviluppo personale, che però entra in profonda contraddizione con lo sviluppo collettivo delle lotte socialiste. In questo modo cerca di per rompere la solidarietà di classe.

La dichiarazione che l'era della migrazione di massa è finita, serve a deviare la rabbia dei lavoratori americani verso i migranti, peraltro vittime dello stesso imperialismo che devasta i loro paesi d'origine, anziché verso i capitalisti. Creando un nemico esterno e interno, si dividono i lavoratori.

Inoltre si apre una vera guerra culturale attraverso l'attacco ai concetti espressi dalla sinistra americana di diversità, equità ed inclusione. L'appello alla salute spirituale serve ad imporre una disciplina ideologica, a rafforzare il nazionalismo e reprimere il dissenso interno, etichettando ogni critica sociale come sovversione culturale.

Nonostante il documento si vanti di una pace ottenuta, la strategia si fonda sulla forza e la deterrenza. In realtà si tratta di una tregua fra guerre. L'enorme espansione dell'apparato militare indica che la classe dominante USA si sta preparando a conflitti armati su larga scala per difendere i propri mercati. La spesa militare è anche un mezzo fondamentale per contrastare la caduta tendenziale del profitto, cercando di garantire un mercato sicuro per la produzione industriale ad alta tecnologia.

Questo documento è il manifesto di un Impero in declino che diventa più aggressivo. Rappresenta il tentativo di risolvere le contraddizioni del capitalismo americano scaricandone i costi sui lavoratori americani tramite nazionalismo e disciplina sociale. Sugli alleati tramite il trasferimento di ricchezza e spese militari. Sul Sud del mondo tramite neocolonialismo estrattivo. Sui rivali globali tramite guerra economica e accerchiamento militare.

Questo testo conferma che non vi è via d'uscita pacifica o riformista all'interno del sistema capitalista americano.

Documento strategico USA originale

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